mercoledì 25 marzo 2015

Bilancio della fiera

La fiera di S. Giuseppe parte malino perché mi controllo tutti i mandorli e sono tutti innestati. Tutti. Eppure ho controllato e ricontrollato e una mandorla dolce puoi seminarla tranquillamente. Perché da una mandorla dolce avrai mandorle dolci, da quella amara le avrai amare. Io mi cercavo una bella pianta venuta su da seme, ma ormai saranno estinte, con i vivaisti che fanno solo innesti su innesti. Che mi fanno ridere le piante alte due metri con appena venti centimetri di radice.
Poi chiedevo in giro del Pom dall'olio (varietà antica di melo) e mi fanno tutti una faccia strana. Mai sentito nominare. 
In piazza duomo girano un sacco di piccoli limoni in vaso. Chiedo a una signora che li vende e si tratta di fantomatici Limoni quattro stagioni. Il nome particolare, mi spiega, significa che fruttificano in ogni stagione. Intanto mi accorgo che si raduna una piccola folla di curiosi intorno e ho la spiacevole impressione di fare il suo gioco. La signora mi mostra il ramo con i frutti e quello vicino con i fiori, come dimostrazione (a me il ramo coi frutti pareva attaccato lì per lì tanto era diverso, mah). Le chiedo quanto costano, lei mi fa 25 l'uno, io allora colgo l'attimo e mi dileguo. 
Le bancarelle dei dolci siciliani sono piazzate con accurata strategia lungo il percorso. Resisto alle prime tre, ma alla quarta compro un po' di dolciumi con le mandorle. Visto che non c'è il prezzo esposto, prima gli chiedo quanto costa un sacchettino. Tre, quattro, cinque, euro, mi fa il ragazzone (simpaticissimo tra l'altro). Così poco, son lì che penso meravigliato. Allora voglio 'sto sacchettino da cinque euro, gli dico. Mi dà cinque biscotti contati, facendomi pure un po' di sconto, perché in pratica costano quasi sei. Il fondo del sacchettino. Senza scontrino. 
Fuori dalla stazione delle corriere cerco per l'ultima volta il Pom dall'olio. Finalmente piante a radice nuda (a un terzo del prezzo rispetto a quelle in vaso). Il venditore non lo conosce, allora glielo descrivo, gli dico che è una varietà molto vecchia, che ha la gelatina trasparente dentro. Lui (meno stressato di quelli in piazza duomo) ci pensa su e ce li ha, ma con un nome diverso. Melo Gelata, forse perché ha dentro la gelatina (vitrescenza). Sono autofertili, sono resistenti e chi più ne ha più ne metta. Io però non mi fido e telefono a casa per avere una conferma, almeno sul nome. Una volta che ce l'ho, gli compro anche due Meli Ruggine di Piemonte. Mi ispirano e col senno di poi credo di avere fatto bene. Perché questi vecchi meli sì che sono resistenti alle patologie. I Gelata, invece, i funghi se li prendono, ma la qualità dei frutti non dovrebbe risentirne, a leggere in giro. 
Scontrino trasparente anche in questo caso. 

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