lunedì 21 gennaio 2013

Caldaia che fischia, canta o ulula

La caldaia fischia, anche se forse fischiare è il termine sbagliato. Diciamo che canta, o, meglio, ulula piano piano. Ho fatto una ricerca e pare, ripeto pare, che il problema sia un non-problema. Colpa di un tubo non ben fisso, che, con il passare dell'aria/metano ad alta pressione, comincia a vibrare e quindi a suonare/fischiare/cantare/ululare.
Alcuni consigliano addirittura di non chiamare il tecnico e lasciar stare, se il fischio non dà fastidio alle orecchie.
L'idraulico, invece, è stato drastico: bisogna cambiare la caldaia. Avrà ragione, fatto sta che non mi pare una questione così urgente come la descriveva, se lascia passare una settimana senza rifarsi più sentire.

Cambiare la caldaia poteva essere l'occasione per cambiare tipo di impianto. Vivrà di più la nuova caldaia o le riserve di gas naturale? Dei pannelli solari potevano produrre energia elettrica, e l'energia elettrica poteva riscaldare l'acqua. I pannelli, altrimenti, potevano riscaldare direttamente l'acqua.
Poi, magari, se vince Grillo questi propositi diventano leggi.

lunedì 14 gennaio 2013

Melograni a Cadine

La pianta del melograno ha bisogno di:
- tanto sole
- clima arido
- terreno ben drenato.
Cadine, rispetto a Baselga, ha un microclima tutto suo: fa più caldo e c'è sempre il sole (o forse è tutta invidia NDA). Il terzo punto, però, fondamentale per la corretta crescita del melograno, è da sistemare. Un po' di terra da usare c'è, bisogna scavare una grossa buca nella roccia (come i mirtilli...) e riempirla di terra. Terra drenata. Per drenare servono dei particolari sassolini (come la pietra pomice), pendenza, ma anche torba di foglie o di aghi. La torba è meglio prepararla fin da ora.
In ogni caso i frutti sono da sorvegliare, con quello che costano...
Una o due piante potrei comprarle. Trovate su e-bay.

giovedì 3 gennaio 2013

Malga di Mezavia, progetto per la comunità

Cosa farne della malga di Mezavia? 
La comunità di Baselga del Bondone comincia a chiederselo.
La Malga di Mezavia (foto qui e qui) è abbastanza lontana dal paese, priva di collegamenti diretti. Troppo appartata, si può dire quasi fuori dal mondo. Priva di attrazioni naturali o storiche. Esclusi i residenti, pochi sanno della sua esistenza: qualche ciclista, qualche ragazzaccio in moto e chi cerca funghi. Dove non c'è movimento di persone non si possono fare affari, quindi nessun attore esterno chiederà in affitto la malga.
Ciò non deve venire considerato un problema a priori, anzi. 
I punti di partenza, fondamentalmente, sono due:
  • togliersi dalla testa l'idea di ottenere profitto: per guadagnare da un progetto bisogna prima spenderci un capitale sopra; i guadagni poi finirebbero per metà nelle entrate fiscali e per metà nei debiti accumulati, nelle campagne promozionali, ect ect
  • proporre qualcosa di diverso dalle malghe vicine, cioè non impuntarsi su capi di bestiame, latticini e miele (malga Brigolina). 
Piccoli frutti
Coltivare piccoli frutti è la prima idea venuta in mente. Rispetto al bestiame, che richiede una presenza costante e un lavoro quotidiano pesantissimo (alimentazione, mungitura, preparazione dei latticini ect ect), gli impianti di mirtilli, ribes, fragole, sarebbero sicuramente più convenienti. Occorrerebbe solo concentrare gli sforzi nei giorni di primavera (potatura, trapianti) e in quelli di raccolta. Fine. Anche lo spazio richiesto sarebbe sicuramente inferiore.
Inoltre, la coltivazione di frutti di bosco, rispetto all'allevamento del bestiame, offre prodotti più salutari e privi dei problemi legati allo sfruttamento degli animali. Frutta bio, ovviamente.

Problematiche
  1. I furti di frutta non sono da sottovalutare, diventano sempre più comuni. La posizione appartata della malga offrirebbe una protezione di base. La vigilanza andrebbe mantenuta solo nei giorni della maturazione dei frutti.
  2. La malga di Mezavia si presta alla coltivazione di piccoli frutti? Bella domanda.
  3. I prati, o porzioni di essi, verrebbero ricoperti da filari di piante.
Vendita del prodotto
I piccoli frutti freschi verrebbero venduti alla comunità. E a chi altri? Nessuno. Per emergere nel mercato o si vende a prezzi stracciati o bisogna avere tra le mani qualcosa di speciale o bisogna avere punti vendita dappertutto. Quindi, alla luce dei fatti, è meglio lavorare per se stessi e non per un profitto che non può esistere.
Tutti i frutti freschi rimasti invenduti diventerebbero confetture o marmellate, messi in bella mostra negli eventi del paese. 

P.S. Altre proposte?
Ovviamente se ci fossero più aspiranti malgari o più eremiti in cerca di casa, la questione sarebbe molto più semplice. Malga in affitto a loro e via. Se le strutture fossero già completamente abitabili si potrebbero ospitare villeggianti occasionali o campi scuola. Il grande prato verde sotto il Bondone sarebbe il set ideale per un concerto o manifestazioni sportive particolari, come il tiro con l'arco.
Io resto dell'idea che i piccoli frutti sono buoni, fanno bene e quelli surgelati del supermercato costano come l'oro...