martedì 21 aprile 2015

Contadini moderni

Il ciliegio potato così ora sembra un pino marittimo. Tutto perché il contadino non riusciva a passarci sotto con i suoi grossi mezzi per arare il campo. Sfruttare il campo. Aspetta, una cosa alla volta.
Questo ciliegio è un albero storico quasi, ben radicato in qualche generazione di Cadine e non solo. Io non mi sarei mai azzardato a tagliargli dei rami sani per... 50(?) chilogrammi di granoturco in più e... 30(?) litri di latte in più. Sparo cifre a caso. Ci avrei fatto il giro intorno. Ma al contadino non gliene frega niente, mica è suo il campo, glielo hanno dato in affitto. Questo è il dramma. Ormai i campi vengono dati in pasto ai pochi contadini rimasti, per cifre irrisorie fra l'altro. Tanto la terra chi la coltiva più? Meglio comprarsi gli ortaggi cresciuti sopra qualche discarica abusiva, raccolti da gente ridotta alla schiavitù. Ma sì! Meglio ancora mangiare solo carne e latticini, con bestiame alimentato sfruttando il territorio in malo modo.

Per coltivare la terra c'è bisogno di rispetto. Chi coltiva la terra non lo deve fare per profitto perché profitto si sposa sempre bene con sfruttamento, coltivazioni intensive, concimi chimici, trattamenti velenosi, coloranti e conservanti perché-i-clienti-sono-ormai-tutti-viziati, ect ect. Dove c'è profitto c'è sempre il trucco, per il semplice motivo che i soldi non crescono sugli alberi e se uno vuole fare i soldi dovrebbe lasciar perdere l'agricoltura e dovrebbe lasciare in pace il territorio. L'affitto del campo è una condizione che favorisce lo sfruttamento, perché se sai che il campo è tuo e sai che te lo tieni per una vita, allora lo rispetti.

Cosa farne allora del campo? E' sbagliato coltivare un campo a fieno o a granaglie per alimentare il bestiame: non è salutare mangiare carne e non è salutare bere latte. Gli esseri umani si devono complicare sempre la vita. Piuttosto coltivare il campo a cereali, ma per la nostra alimentazione. Ovvio che non si può trasformare tutto in orto (ma suddividerlo in frazioni e attuare la rotazione delle colture... perché no?). Il fatto è che sono veramente pochi quelli disposti a coltivare quello che mangiano. Ecco perché tutto resta nelle mani di pochi contadini senza molti scrupoli.

giovedì 9 aprile 2015

La gallina Houdini

La fuoriuscita dell'ovidotto dal posteriore è un gran problema per una gallina. Fortunata la mia a stare in compagnia di due gallinone tranquille, altrimenti sarebbe già morta in modo atroce.
Scandaglio subito la rete in cerca di cure, ricordando vagamente anche una bella autobiografia di un veterinario inglese (Herriot) che aveva un problema simile con una vacca che aveva appena partorito. Le cose da fare sono, in ordine:
1) tenere la gallina al buio per interrompere la posa delle uova. Fatto.
2) lavare e cospargere di zucchero bianco l'ovidotto uscito per diminuire l'infiammazione e tenerlo disinfettato. Fatto.
3) in alcuni casi basta lo zucchero per compiere il miracolo, leggo. Sì, come no.
4) introdurre l'ovidotto al suo posto e fasciare bene per tenerlo dentro. Fatto, ma...
...questa gallina è Houdini. Si libera senza mani, usando solo il becco. La fascio strettissima la sera e vado a dormire con il pensiero di averla fasciata troppo stretta. Macché, la mattina dopo la trovo libera e spavalda. Con ovviamente l'ovidotto che ripenzola fuori. Ora ho capito il consiglio della veterinaria di usare le garze per cavalli. Perché questa ovaiola ha una forza prodigiosa.
La morale della favola è che passano i giorni e il tessuto dell'ovidotto sta diventando secco, d'altronde l'ovidotto rimane idratato solo se sta al suo posto. Sento uscite di gente di poca fede che suonano tipo Io le avrei già tirato il collo o Io l'avrei già messa in pentola. Ma compratevi un galletto al supermercato, lasciatela stare 'sta povera gallina che vi ha sfamato per due anni. Che ingratitudine.