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Le Avventure della mia Fantasia, blog ammiraglio ricco di contenuti.
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sabato 6 agosto 2016

Paste di mandorle low-cost

Se Andrea non va dalle paste di mandorle e le paste di mandorle non vengono da Andrea, Andrea pastrocchia un po' in cucina e qualcosa rimedia lo stesso.

 Mi sono ispirato a questa ricetta (ma bene o male si somigliano tutte) http://www.dolcisiciliani.net/.../fior-di-mandorla.../ . Ispirato nel senso che non ho spellato le mandorle e quindi ho fatto a meno dell'estratto dopo. In più ho abbondato di scorze di limone grattugiate (avevo solo 5 limoni non trattati e li ho usati tutti) e invece di cospargere di zucchero a velo ho aggiunto degli agrumi canditi.
Forse le ho cotte troppo, dovevano dorarsi appena appena e un po' si sono appiattite, ma tant'è...

lunedì 25 aprile 2016

Merli, lombrichi e vangatura

Anno dopo anno, i merli nell'orto si fanno sempre più sfrontati. Non temono più l'uomo, tanto meno la vanga o il rastrello. Anzi, sfruttano proprio l'occasione per scavare nel terreno smosso e fare il pieno di lombrichi. Neanche avessero imparato dalle galline.
In estate si riempiono lo stomaco di fichi e in inverno di cachi. Si può dire che vengono pasturati per la stagione venatoria, in altre parole vengono quasi allevati.
A me poteva anche star bene la cosa, mi sono sempre stati simpatici e guai a chi li tocca, pensavo tempo addietro. Il fatto è che i lombrichi nell'orto sono necessari, più ce ne sono e meglio è. L'orto non andrebbe nemmeno vangato, il suolo andrebbe conservato nella sua integrità, lasciando in pace tutti gli organismi che vi abitano dentro e che, pochi lo sanno o vogliono crederci, ci tornano molto utili.
E invece, ogni primavera, devo mettere sottosopra la loro casa, cosicché i merli possano divorarli a piacimento. Soluzioni, alternative? Forse vangare e concimare ai primi freddi invernali, quando non ci son nidiate da sfamare, forse non vangare proprio e lavorare la terra solo nei punti dove va posto l'ortaggio. Ora come ora la procedura non è corretta.

lunedì 7 marzo 2016

Televisori abbandonati

Giuro non ho mai visto un televisore giocare a nascondino.
Scherzo, è già il secondo.
Questo ha il pannello un po' abraso, graffiato; fosse l'unica causa dell'abbandono, potrebbe funzionare ancora. L'altro stava a guardia di un campo.
Ci sono tecnici riparatori che raccattano elettrodomestici per disporre di pezzi di ricambio, c'è il centro di raccolta RAEE a Sopramonte, insomma, è tristissimo abbandonare un televisore alla fermata dell'autobus...

lunedì 15 febbraio 2016

Cineserie in agguato su amazon

So benissimo che annullare un ordine su amazon equivale a far camminare a vuoto un povero commesso che macina ogni giorno chilometri su chilometri all'interno di un enorme magazzino, ma stavolta stavo per acquistare una cineseria mascherata.
In genere i made in China li riconosci al volo:
1) marca assente o sconosciuta
2) descrizione del prodotto non perfetta (es: strani caratteri al posto delle lettere accentate)
3) nome del venditore simpatico ma improponibile, che nessun italiano sceglierebbe per se stesso.
Stavolta, però, la marca c'era, ho cercato la sua sede ed era europea; il prezzo ragionevole e le opinioni entusiastiche inoltre costituivano una ghiotta tentazione. Così ho concluso l'acquisto.
L'indomani faccio una ricerca dei prodotti simili ed ecco che scopro l'arcano: diversi venditori/distributori comprano il medesimo prodotto cinese e ci stampano sopra il loro marchio come specchio per allodole. Prezzi variabili e pure le opinioni dei clienti lo sono, quando di fatto il prodotto è sempre quello!
Quindi annullo tutto e buonanotte.
Magari supero il pregiudizio e rifaccio l'acquisto, dopotutto tanti manufatti di marca ormai vengono fabbricati in Cina. A proposito, il prodotto in questione si può comprare direttamente là, per la metà del prezzo. Spese di spedizione gratuite (per modo di dire, significa che il prodotto vale ancora meno) e un mese di attesa...

Aggiornamento 1: anche ebay non è esente dalle cineserie, ho appena controllato. Occhio però, che lì annullare gli ordini non è così scontato.

Aggiornamento 2: da etico consumatore sono andato in città in cerca di un prodotto simile. L'ho ritrovato uguale, con un altra marca e che costa il doppio.

venerdì 4 dicembre 2015

Stress e capricci

Meglio accatastare assi-su-assi-su-assi schiacciando nel contempo qualche migliaio di chiodi, o è meglio fare duecento interviste telefoniche? A far squillare telefoni e cellulari in mezza regione almeno si sta comodi su una poltrona, direte voi, ma intanto a star lì seduto e irrigidito mi è venuto il torcicollo una sera. A martellare chiodi, a camminarci sopra e a sollevare legna, invece, è filato tutto liscio come l'olio.
Potrei dire che sono stati due mestieri complementari. Scaricavo lo stress delle telefonate schiacciando chiodi e mi riposavo seduto sulla poltrona dallo sforzo fisico fatto all'aperto.
Ma a essere sincero sono state due perdite di tempo. Nient'altro.
Leggere ripetutamente le stesse domande così contorte che dopo tre ore mi si incrociava la lingua, sentirmi un robot dalla voce inespressiva e intanto realizzare che il tu-tu-tu delle chiamate a vuoto o la voce della segreteria erano addirittura peggio delle interviste, insomma, nel complesso è stata un'imp una spersonificazione abbastanza squallida. Già il fatto che abbia rimosso gran parte dell'esperienza la dice lunga.
D'altra parte smaltire un enorme ammasso di legna per tirarne fuori qualcosa di buono come fanno quelle orde di asiatici con i relitti delle vecchie navi non è che sia stato molto meglio, sia chiaro. Almeno mi è parso di tornare a giocare con i legnetti (con quello in mano ho schiacciato i chiodi) e alla fine ho visto un risultato concreto.
Ma allora perché ho accettato la prima sfida, pur sapendo che non mi avrebbe portato alcun miglioramento? Potevo andarmene durante l'ora introduttiva, non sarebbe successo niente di male né a me e né all'intera società. La risposta sarà stupida, ma è una sola: perché ho fatto due conti e con la paghetta voglio concedermi un capriccio, una volta tanto.
La vita umana moderna è un'alternarsi di stress e di capricci.
I lavori comportano stress, quella chiusura mentale che non fa riflettere lucidamente le persone. Non intendo solo i lavori d'ufficio, ma anche tutti quelli subordinati dove senti la pressione di chi ordina o controlla. I lavori manuali alla vecchia, in solitaria o in un clima disteso, al contrario, sono un toccasana per l'ispirazione.
Il capriccio è quello spiraglio di luce nella mente della persona stressata. Lo cova dentro di sé nella fase di stress, perché cerca una distrazione, una via di scampo. Può essere un viaggio ai tropici, una scatola di cioccolatini, una borsetta vista addosso alla collega, un caffè, una sigaretta, il voler ricevere un'attenzione particolare da qualcuno. Un sacco di cose che consideriamo necessarie o che sono radicate nelle nostre abitudini sono in realtà capricci, tutti abbastanza o molto futili. Tutti contagiosi.
L'essere umano moderno ormai si stressa per coltivare capricci e infine ottenerli. E' diventato uno stile di vita. Quando i desideri più genuini sono sempre alla nostra portata e non comportano alcuno scotto da pagare.

giovedì 22 ottobre 2015

Vocabolario all'incontrario

A me non è che serva il vocabolario, la definizione già la so. Il concetto ce l'ho chiaro. E' il maledetto vocabolo, o termine pertinente, che non mi viene in mente. Smarrito nella selva delle papille gustative a provare sapori di sale quando mi serve qui e adesso, quel farabutto! Inventatemi il vocabolario all'incontrario, mi sono rotto di fare indagini disperate coi sinonimi&contrari. 

venerdì 25 settembre 2015

La presunta placida quiete di paese

Uno pensa Beato chi abita in campagna, che si rilassa senza il traffico, l'inquinamento acustico...
Sì, insomma, più o meno.
Per un po' ho abitato anche in città e posso tranquillamente dire che questa equivale al paesino come inquinamento acustico (attenzione che parlo esclusivamente di rumori). Tutto dipende se stai nel "centro storico" o in "periferia presso gli snodi stradali" (e ovviamente tutto dipende se hai un sonno leggero o pesante e non hai un aeroporto/binari/locale nelle vicinanze). Per dire, questa casa sta sì in un paesino, ma alla sua estremità, a ridosso dell'incrocio. Una posizione infelice. Uno degli appartamenti di città dove sono stato, invece, all'interno di un palazzone nel centro storico, area pedonale, era un paradiso insonorizzato a confronto: mi trovavo costretto a mettere la sveglia, altrimenti mi risvegliavo naturalmente per l'ora di pranzo. Il posto ideale per entrare in letargo.
Lontani ricordi.
Qui in paese c'è maleducazione e i residenti che non si fanno rispettare.
Non c'è sera/notte d'estate senza strilli di gioventù bruciata o senza i cellulari che propagano musica a tutto volume. Gente che se ne frega se c'è qualcuno che riposa o vuole rilassarsi, non abita qui e aspetta l'autobus o il passaggio per levare le tende. La gioventù leggermente più cresciuta ma rimasta sempre immatura viaggia sparata in macchina, divertendosi a far stridere le gomme in curva. Troppi videogiochi. E mi stavo per dimenticare i motorini...
Certe notti all'una, di rado per fortuna, passa un autocarro pesante che fa tremare i vetri. Vista la direzione non può che essere una persona particolare. Chissà cosa trasporta se deve viaggiare di notte, magari traffica bolognini di contrabbando...
I contadini, che un tempo erano gente timorata e mai e poi mai avrebbero lavorato nei giorni di festa, oggi... lavorano nei giorni di festa. E sfrecciano anche loro con i non proprio silenziosi trattori e rimorchi sferraglianti al seguito. Già che ci sono, una menzione va ai residenti lavoratori che fanno giardinaggio e fai-da-te nei giorni di riposo. Un conto è se lo facessero con forbici e rastrelli, ma la verità è che tirano fuori decespugliatori, motoseghe, tagliaerba, frese, mini-trattori... Ma prendetevi un giorno di ferie per le vostre faccende rumorose!
I peggiori, in ogni caso, sono quelli della manutenzione stradale. Hanno fatto le grandi manovre proprio sotto casa, di primo mattino, per lavorare... in cima al paese! Dalla parte opposta! Hanno scaricato mezzi, materiale, la sirena della retromarcia che continuava a ululare. Una notte dell'anno scorso (verso le due) si sono messi a rifare le strisce segnaletiche dell'incrocio. Un casino infernale. Io per fortuna ero sveglio (altrimenti un gavettone ci stava), sono andato a guardare fuori e vedo questi maleducati con i loro macchinari che non si rendevano conto dell'ora tarda. Non si rendevano conto che, visto il traffico esiguo, potevano rinviare il lavoro al giorno dopo. Cioè, questi sono dipendenti pubblici, che quindi lavorano per i cittadini, e si permettono di dare fastidio di notte. Che poi sulla manutenzione stradale devo proprio aprire un capitolo a parte, che tra non molto nevica e ci sarà altro inquinamento acustico alle cinque del mattino.
La qualità del sonno, così come quella della dieta, è una priorità per la salute, fisica e mentale. Il silenzio è un ottimo dispensatore di consigli e aiuta l'ispirazione. Nel paesino affaccendato ne trovi ben poco.

sabato 5 settembre 2015

Rigore a tavola

Quello che sto per dire non verrà compreso dai più. E anche se venisse compreso, difficilmente verrà accettato. Parentesi astrusa sulla comunicazione (mi torna in mente un esame di sociologia).

Girava una foto, tempo fa. Un campo di melanzane con i frutti lasciati a marcire, per lo stop alle esportazioni in Russia. Sdegno generale: come si fa a buttar via tutto quel ben di dio? Non potevano darle a noi? Che ingordi, pensavo, nessuno si rende conto che quelle melanzane concimeranno il campo? Che quell'agricoltore ha a cuore il suo campo?
Altra cosa incredibile. Alle scuole elementari e alle medie mi hanno insegnato cos'è l'humus, la rotazione del colture e un sacco di altre cose meravigliose che salvaguardano il suolo. Ora c'è il super-perito-tecnico-agro-zoo-forestale che se ne sente parlare si fa una gran risata. Te la alimento io le piante! Una bella manciata di solfati-fostati-solventi-nitrati e, perché no, una spruzzata di agrofarmaci sulle foglie per farle scoppiare di salute! L'essere umano moderno è un trafficone da paura che arraffa da una parte, trasporta dall'altra, distrugge, ricostruisce, sfrutta, cementifica, demolisce, bonifica... Che non si rende conto di far parte di un ecosistema delicato, di dipendere completamente dal suolo che ha sotto i piedi e più in generale dalla purezza di quei tre o quattro elementi (terra, acqua, aria, non so il fuoco) che ormai sono relegati in qualche libro di esoterismo.
Tanti confidano nel progresso scientifico. Un giorno il cibo verrà prodotto mescolando gli atomi o in serre robotizzate o su un altro pianeta o in fondo al mare... lo sperano in tanti. Cioè, non ci pensano davvero perché hanno altre mille preoccupazioni ben più gravi (chiamate distrazioni mediatiche) a cui pensare, ma sotto sotto si illudono di non tornare più a lavorare la terra. Vogliono farne a meno. L'expo proclama lo slogan nutrire il pianeta, ma ora come ora solo l'umanità viene nutrita. In parte e pure male.
Il suolo è il (presente, il passato e il) futuro, per la cronaca.
Per preservarlo ci vuole rigore. L'agricoltore oggi viene visto come quell'amicone generoso che ti offre (pardon, (s)vende) prodotti sani e genuini. Che lavora la terra al posto tuo. Costretto a ricorrere a metodi poco ortodossi perché solo come un cane e deve sfamare migliaia di bocche affamate. Ma l'agricoltore rispettoso del suolo deve saper dire no per il bene di tutto il pianeta (umanità inclusa). La generosità verso il prossimo è una farsa se nel frattempo fai l'avvoltoio e sfrutti la terra e condanni il futuro.
Basta generosità, serve rigore a tavola. Azzerare gli sprechi. Il cibo va razionato. Gli occidentali agiati possono permettersi i lussi dell'indigestione e dello spreco solo ed esclusivamente perché per secoli hanno sfruttato (e sfruttano ancora) il cosiddetto terzo mondo. E l'assurdo è che quelli del terzo mondo vogliono imitarci. Vogliono imitare la cattiva alimentazione, vogliono avere il mal di pancia e inghiottire nutrienti senza assorbirli. Perché qui nessuno sa più mangiare, assuefatti da farina bianca, lieviti, latte, zucchero...
Bisogna lavorare la terra di persona e nutrirsi del raccolto, fine. Così si mangia sano e si resta in forma. Impatto ambientale limitato, consapevolezza di essere inseriti in un territorio e di vivere in armonia con esso. Quanti sanno che la funzione secondaria dei frutti su un albero (la primaria è ovviamente la riproduzione) è concimare il terreno alla propria base? Per nutrire tutti quegli esseri più o meno microscopici che creano l'humus? Perché depredare l'albero e gettare via tutti i frutti che irrimediabilmente diventano vecchi, quando basterebbe prendere solo quelli che ci servono effettivamente? Quando si potrebbe razionare con il buon senso e non fare i generosi con doni che non ci appartengono? Perché ripulire e mettere a nudo la sua base per qualche strana fissazione di pulizia? Eppure dovrebbero essere cose così basilari...

lunedì 17 agosto 2015

Piratato dall'ente pubblico

Mi soffermo sempre a leggere i tabelloni espositivi lungo i sentieri. Mi ricordano i siti web quando non ho internet o una preziosa mappa quando non ho una chiara idea di dove sono finito.
Così oggi passo a Sant'Anna, mi cade l'occhio e...
...tre di quelle foto piccole in basso sono mie. E le hanno usate senza dirmi una parola. Senza menzionarmi come autore. Aspetta aspetta, in una è rimasta la mia filigrana tagliata malamente... (vedi dettaglio). 
A questo ente per il turismo (o chi per lui) andrebbe spiegato il copyright, mi verrebbe da dire, ma io so perché scopiazza le prime foto che trova (alcune pietose per un tabellone di dimensioni così grandi, visto da migliaia di persone ogni anno): commissionare un fotografo costerebbe un capitale. Ricordo che durante il tirocinio in provincia di Trento mi facevano fare i banner del sito. Un passatempo divertente, per me, poi mi hanno detto chiaro e tondo "per fortuna che ci sei tu, che il grafico che chiamiamo di solito vuole 30 euro a disegnino..."

sabato 25 luglio 2015

Nuove generazioni di notte sulla strada

Ora non voglio fare il vecchio brontolone, ma è mezzanotte passata e i marmocchi del campeggio/colonia schiamazzano per strada. Corrono come dei matti e a volte incrociano qualche automobile che viaggia sparata e che per fortuna riesce a frenare. Hanno delle torce e si intrufolano nel cortile di casa, credo per giocare a nascondino. Dove sono i loro animatori (adulti e responsabili intendo)? Perché a quest'ora non sono tutti a dormire? Avranno forse 10 anni.
I tempi saranno cambiati, ma quando facevo la colonia mi pareva di stare in caserma, tanto era rigida la disciplina. Anzi, ora posso dire che quelle colonie estive mi hanno così preparato al peggio che anni dopo la caserma vera non mi ha sortito traumi di sorta, è stata un'esperienza lineare. Non voglio dire che conservo bei ricordi delle colonie o di certi maestri autoritari delle scuola, ma tempo fa ho visto personaggi loschi delle scolaresche che tentavano di aprire i bagagliai delle macchine e la maestra mogia mogia che vedeva e non apriva bocca. Priva di midollo e di polso. Gli scalmanati di sopra non è che hanno accompagnatori privi di midollo, sono proprio privi di accompagnatori.
Mi lamento degli imbianchini stradali che fanno casino alle due di notte, ma questi temo siano quasi peggio. Io proprio non digerisco il modo di fare faccio-casino-tanto-non-sto-a-casa-e-non-mi-conosce-nessuno-e-i-miei-sono-convinti-che-faccio-il-bravo.

Ecco, per fortuna all'una sono cadute due gocce e non li sento più.

martedì 7 luglio 2015

Isteria per l'orso

La serata sull'orso a Baselga del Bondone è stato un fiasco. Il solito fiasco, come quella sui ladri. Tante chiacchiere, solo chiacchiere. Tanto odio, tanta isteria, tanta ansia e zero comprensione. Zero empatia.
La solita commedia, i soliti piagnistei.
La solita sfilata di politicanti che cavalcano l'onda e si mettono in mostra rappresentando il popolo. Non che buona parte del popolo mi sia sembrato capace di esprimersi, prevenuto com'era. I peggiori di tutti stavano in fondo alla sala e sfruttavano la calca per rimanere nascosti e lanciare una sfilza improperi, in preda all'isteria.
Aggiungi anche l'esagitato che s'arrabbia perché sto riprendendo (quando c'era una dozzina di cellullari che facevano altrettanto) e non sto riprendendo lui, sia chiaro, ma forse si vergogna che si sentono le sue bestemmie e le sue ingiurie fuoricampo e si caga in mano se le pubblico (timore infondato, riprendo solo spezzoni qua e là). O magari cerca un capro espiatorio solo perché é isterico. Per sua fortuna il suo socio mi conosce per vie traverse e lo porta via, perché il mio autocontrollo (da santificare) ha comunque un limite.
Aggiungi che tutta la serata non è stata un dibattito, mancando totalmente la voce del secondo interlocutore. Qualche "ambientalista" c'era, ma usava il cervello e se ne stava zitto, perché in momenti così discutere con certa facinorosi è veramente una pessima idea. Così il superpartes Dallapiccola è stato costretto a fare l'avvocato difensore degli orsi quando lui non è la persona più indicata; si è venuta a creare la situazione tragicomica in cui il "responsabile" dell'abbattimento dell'orsa Daniza ha ricevuto una marea di insulti da chi l'anno scorso stava dalla sua parte. Ora che l'ho sentito parlare lo stimo, stimo anche l'autocontrollo che ha mantenuto nella situazione di cacca che si è venuta a creare.
Senza dibattito tra due parti la serata non ha trovato soluzioni o accordi, solo condanne, con tanto di dirigenti minacciati di morte senza mezzi termini, tra l'ovazione di molti presenti e in faccia alla telecamera (no digos, non la mia). Minacce abbastanza goliardiche e attempate, in ogni caso. Chicca memorabile della ragazza che dice all'assessore una cosa del genere "Abito vicino al bosco e dici che bisogna muoversi sempre accompagnati. Non è che mi accomagni tu?" Ma senti che gatta morta, ho pensato lì per lì. Ti ha fatto colpo eh, tirato com'era? Dai che scherzo.

Io a 'sta serata sull'orso non ci volevo nemmeno andare, a essere sinceri. Volevo fare come il vicino, spaparanzato sullo sdraio che se ne sbatteva altamente della ressa di automobili parcheggiate alla cavolo di cane intorno a casa sua. Poi però ho sentito i cori da stadio e mi è venuta la curiosità. Sono rimasto fino alle fine solo per non darla vinta all'esagitato, perché altrimenti me ne sarei andato via da un bel pezzo.

L'unico stralcio della serata che condivido:

domenica 21 giugno 2015

Pessimo trony

Il cliente ha sempre ragione non vale più. Mi sono sentito dire invece Mi sento preso in giro. Che io così mi offendo, anche se non lo do a vedere, perché io sinceramente cerco solo di far valere i miei diritti e cercare compromessi umani, ma mi ritrovo di fronte solo tanta fiscalità e diffidenza.
Se l'offerta dice compra insieme due prodotti e il secondo lo paghi la metà e se il primo prodotto è un grande elettrodomestico che viene consegnato e pagato a casa, già allora avevo chiesto chiarimenti. Dal commesso avevo capito che la ricevuta emessa al momento dell'ordinazione del grande elettrodomestico aveva valore fiscale e io avevo tempo fino al termine dell'offerta per comprare il secondo prodotto. Il commesso in realtà voleva dire che il secondo prodotto andava acquistato il giorno dell'ordinazione del primo e lo sconto faceva fede al futuro atto di vendita del grande elettrodomestico a domicilio. Ho messo insieme le cose adesso, anche se tra le due la più plausibile rimane la prima. Altrimenti un truffatore si ordina un frigo con cento euro di acconto e insieme un'offerta con uno sconto maggiore dell'acconto, dà dati e recapito fasulli e scompare con un bel margine di guadagno.
In ogni caso oggi ritorno al trony per comprare il secondo prodotto con lo sconto che mi sarebbe spettato. La commessa all'inizio è comprensiva e vorrebbe rifare lo scontrino, poi però mi dice che è meglio chiedere al direttore. Un'ora di santa pazienza e l'aria cambia: niente offerta valida. Questi spilorci, invece che essere contenti e ricompensare un cliente che ha speso una cifra rilevante nel loro negozio, dicono chiaramente ciucciati il calzino, dovevi pensarci prima.
Me lo ripete anche il direttore.
- Le regole sono chiare.
(Io di regole riferite al mio caso particolare in uno slogan di una frase sinceramente non ne vedo)
- Sì, ma cosa le cambia se fa finta che ho acquistato insieme i due prodotti? Niente! - gli faccio, sperando che chiuda un occhio.
- Eccome se cambia. Perdo cento euro!
- Intanto quel cellulare a prezzo pieno non te lo comprerò mai, quindi ne perdi duecento ora...
E volevo dirgli che io magari perdo la faccia arrampicandomi un po' sui vetri, ma lui perde un cliente.
Come ultima spiaggia ho tentato la storia del diritto di reso. Rendo per finta indietro il frigo, mi faccio fare un buono e lo ricompro subito insieme al cellulare. Lui mi spiazza dicendomi che in un negozio fisico come il trony non esiste diritto di reso. Questa non la sapevo, mi hanno abituato bene a comprare online. Lì le cose costano trenta euro di meno e c'è pure il diritto di reso. Te pensa.
- Solo se il prodotto è difettoso o ti racconto una palla vale quel diritto.
A questo punto avrei tanto desiderato avere con me qualche vecchio scontrino, per rispolverare un vecchio caso. Perché l'anno scorso mi hanno venduto un cellulare con una sim non compatibile, ma i commessi il diritto di reso che cercavo di far valere non l'hanno proprio capito. Idem l'auricolare difettoso, mi hanno mandato in via fersina a farlo sostituire quando, a detta dell'assistenza di via fersina, erano quegli sfaticati del trony che dovevano occuparsene. O sennò il commesso che mi ha rifilato una videocamera mediocre con la promessa che avrei potuto cambiarla (con quella che avevo puntato io) il giorno dopo. Quando ritorno il furbo fa di tutto per evitarmi e chiacchiera con i clienti venuti dopo di me, si ferma mezz'ora con due anziani, ma io resto lì e alla fine quello che si arrende è lui. In quell'occasione ho avuto la maledetta bontà d'animo di restituirgli la scheda di memoria che aveva dimenticato dentro la sua schifosa videocamera, non se la meritava.
Quello che voglio dire, in sintesi, è trony, sei davvero pessimo. 

mercoledì 17 giugno 2015

Le galline rosse mangiano le lumache rosse

La buona notizia del giorno appena passato è che le galline rosse mi mangiano le lumache rosse (corretto: limacce). Poi avrei anche ritrovato il berretto che credevo smarrito per strada e raccolto da un passante, invece è sempre rimasto qui, infilatosi - chissà come - dentro una maglia. Peccato che mi sia già comprato il sostituto.
Credevo che le lumache rosse fossero velenose, invece leggo che sono un alimento abituale per molte pennute. Magari il colore rosso-arancione provoca un po' di repulsione, ma tanto gliele do a tarda sera e le galline rosse se le mangiano in un sol boccone. Ovviamente non esagero perché non so che conseguenze abbia questa dieta nel lungo periodo (immagino che una limaccia trovata sopra l'insalata sia ripiena d'insalata...) Le altre galline, invece, niente da fare, scuotono il capo contrariate.
Paradossalmente le chiocciole, tanto apprezzate dagli intenditori, non sono altrettanto prelibate per le galline. Divorano volentieri solo il guscio, a patto di riuscire a romperlo. Poi a me stavano simpatiche e non volevo eliminarle. Quando ne ho sgamata una vicina ai trapianti di zucca, per dire, son rimasto lì dieci minuti per vedere se li mangiava, invece di neutralizzarla. E non ne ha morsicato uno. Metà delle piantine di rapanello seminate, invece, sono state rase al suolo. Le due chiocciole sospettate sono state condannate senza appello.

sabato 13 giugno 2015

L'animale animalista

Trovo veramente difficile concepire il termine 'animalista' quando siamo di nostro tutti animali. Animale deriva da anima, vuol dire essere dotato d'istinto, di moto e di sensi, non bisogna vergognarsi a definirsi tali. L'essere umano definisce se stesso animale dotato anche di ragione, tutto qua. Peccato che questo vanto, la ragione, non venga adeguatamente sfruttato.
O forse animalista significa essere schierati contro quei cattivoni del regno vegetale o del regno minerale? Allora mai e poi mai sarò un animalista, non ditemelo più che mi offendo.

mercoledì 3 giugno 2015

La fognatura-fregatura

Va bene, la strada diventa un torrente ogni volta che piove e bisogna prendere un provvedimento. È il provvedimento preso che non condivido. Hanno avuto la brillante idea di scavare nella strada una fognatura bianca per incanalare l'acqua piovana e portarla chissà dove. L'acqua sarà anche di tutti, ma prima penso che l'acqua appartenga al territorio dove scorre. Se scorre giù per la strada e crea disagi è colpa dell'asfalto e del cemento, altrimenti le campagne aride di Cadine l'avrebbero assorbita in un attimo.
Potevano creare una vasca o una cisterna e lasciarla a disposizione degli agricoltori. Potevano scavare delle minuscole canalette che scaricavano l'acqua sulla strada nei campi sottostanti. Se è pulita potevano anche fare una fontana, visto che lì non ce ne sono e una ci starebbe bene. No, l'acqua portiamogliela via. Facciamo un bel cantiere, facciamo un mega polverone, dobbiamo consumarli in qualche modo i soldi dei contribuenti.

martedì 21 aprile 2015

Contadini moderni

Il ciliegio potato così ora sembra un pino marittimo. Tutto perché il contadino non riusciva a passarci sotto con i suoi grossi mezzi per arare il campo. Sfruttare il campo. Aspetta, una cosa alla volta.
Questo ciliegio è un albero storico quasi, ben radicato in qualche generazione di Cadine e non solo. Io non mi sarei mai azzardato a tagliargli dei rami sani per... 50(?) chilogrammi di granoturco in più e... 30(?) litri di latte in più. Sparo cifre a caso. Ci avrei fatto il giro intorno. Ma al contadino non gliene frega niente, mica è suo il campo, glielo hanno dato in affitto. Questo è il dramma. Ormai i campi vengono dati in pasto ai pochi contadini rimasti, per cifre irrisorie fra l'altro. Tanto la terra chi la coltiva più? Meglio comprarsi gli ortaggi cresciuti sopra qualche discarica abusiva, raccolti da gente ridotta alla schiavitù. Ma sì! Meglio ancora mangiare solo carne e latticini, con bestiame alimentato sfruttando il territorio in malo modo.

Per coltivare la terra c'è bisogno di rispetto. Chi coltiva la terra non lo deve fare per profitto perché profitto si sposa sempre bene con sfruttamento, coltivazioni intensive, concimi chimici, trattamenti velenosi, coloranti e conservanti perché-i-clienti-sono-ormai-tutti-viziati, ect ect. Dove c'è profitto c'è sempre il trucco, per il semplice motivo che i soldi non crescono sugli alberi e se uno vuole fare i soldi dovrebbe lasciar perdere l'agricoltura e dovrebbe lasciare in pace il territorio. L'affitto del campo è una condizione che favorisce lo sfruttamento, perché se sai che il campo è tuo e sai che te lo tieni per una vita, allora lo rispetti.

Cosa farne allora del campo? E' sbagliato coltivare un campo a fieno o a granaglie per alimentare il bestiame: non è salutare mangiare carne e non è salutare bere latte. Gli esseri umani si devono complicare sempre la vita. Piuttosto coltivare il campo a cereali, ma per la nostra alimentazione. Ovvio che non si può trasformare tutto in orto (ma suddividerlo in frazioni e attuare la rotazione delle colture... perché no?). Il fatto è che sono veramente pochi quelli disposti a coltivare quello che mangiano. Ecco perché tutto resta nelle mani di pochi contadini senza molti scrupoli.

giovedì 9 aprile 2015

La gallina Houdini

La fuoriuscita dell'ovidotto dal posteriore è un gran problema per una gallina. Fortunata la mia a stare in compagnia di due gallinone tranquille, altrimenti sarebbe già morta in modo atroce.
Scandaglio subito la rete in cerca di cure, ricordando vagamente anche una bella autobiografia di un veterinario inglese (Herriot) che aveva un problema simile con una vacca che aveva appena partorito. Le cose da fare sono, in ordine:
1) tenere la gallina al buio per interrompere la posa delle uova. Fatto.
2) lavare e cospargere di zucchero bianco l'ovidotto uscito per diminuire l'infiammazione e tenerlo disinfettato. Fatto.
3) in alcuni casi basta lo zucchero per compiere il miracolo, leggo. Sì, come no.
4) introdurre l'ovidotto al suo posto e fasciare bene per tenerlo dentro. Fatto, ma...
...questa gallina è Houdini. Si libera senza mani, usando solo il becco. La fascio strettissima la sera e vado a dormire con il pensiero di averla fasciata troppo stretta. Macché, la mattina dopo la trovo libera e spavalda. Con ovviamente l'ovidotto che ripenzola fuori. Ora ho capito il consiglio della veterinaria di usare le garze per cavalli. Perché questa ovaiola ha una forza prodigiosa.
La morale della favola è che passano i giorni e il tessuto dell'ovidotto sta diventando secco, d'altronde l'ovidotto rimane idratato solo se sta al suo posto. Sento uscite di gente di poca fede che suonano tipo Io le avrei già tirato il collo o Io l'avrei già messa in pentola. Ma compratevi un galletto al supermercato, lasciatela stare 'sta povera gallina che vi ha sfamato per due anni. Che ingratitudine.

mercoledì 25 marzo 2015

Bilancio della fiera

La fiera di S. Giuseppe parte malino perché mi controllo tutti i mandorli e sono tutti innestati. Tutti. Eppure ho controllato e ricontrollato e una mandorla dolce puoi seminarla tranquillamente. Perché da una mandorla dolce avrai mandorle dolci, da quella amara le avrai amare. Io mi cercavo una bella pianta venuta su da seme, ma ormai saranno estinte, con i vivaisti che fanno solo innesti su innesti. Che mi fanno ridere le piante alte due metri con appena venti centimetri di radice.
Poi chiedevo in giro del Pom dall'olio (varietà antica di melo) e mi fanno tutti una faccia strana. Mai sentito nominare. 
In piazza duomo girano un sacco di piccoli limoni in vaso. Chiedo a una signora che li vende e si tratta di fantomatici Limoni quattro stagioni. Il nome particolare, mi spiega, significa che fruttificano in ogni stagione. Intanto mi accorgo che si raduna una piccola folla di curiosi intorno e ho la spiacevole impressione di fare il suo gioco. La signora mi mostra il ramo con i frutti e quello vicino con i fiori, come dimostrazione (a me il ramo coi frutti pareva attaccato lì per lì tanto era diverso, mah). Le chiedo quanto costano, lei mi fa 25 l'uno, io allora colgo l'attimo e mi dileguo. 
Le bancarelle dei dolci siciliani sono piazzate con accurata strategia lungo il percorso. Resisto alle prime tre, ma alla quarta compro un po' di dolciumi con le mandorle. Visto che non c'è il prezzo esposto, prima gli chiedo quanto costa un sacchettino. Tre, quattro, cinque, euro, mi fa il ragazzone (simpaticissimo tra l'altro). Così poco, son lì che penso meravigliato. Allora voglio 'sto sacchettino da cinque euro, gli dico. Mi dà cinque biscotti contati, facendomi pure un po' di sconto, perché in pratica costano quasi sei. Il fondo del sacchettino. Senza scontrino. 
Fuori dalla stazione delle corriere cerco per l'ultima volta il Pom dall'olio. Finalmente piante a radice nuda (a un terzo del prezzo rispetto a quelle in vaso). Il venditore non lo conosce, allora glielo descrivo, gli dico che è una varietà molto vecchia, che ha la gelatina trasparente dentro. Lui (meno stressato di quelli in piazza duomo) ci pensa su e ce li ha, ma con un nome diverso. Melo Gelata, forse perché ha dentro la gelatina (vitrescenza). Sono autofertili, sono resistenti e chi più ne ha più ne metta. Io però non mi fido e telefono a casa per avere una conferma, almeno sul nome. Una volta che ce l'ho, gli compro anche due Meli Ruggine di Piemonte. Mi ispirano e col senno di poi credo di avere fatto bene. Perché questi vecchi meli sì che sono resistenti alle patologie. I Gelata, invece, i funghi se li prendono, ma la qualità dei frutti non dovrebbe risentirne, a leggere in giro. 
Scontrino trasparente anche in questo caso. 

lunedì 16 marzo 2015

Bisogna darci un taglio... alimentare

L'OMS fissa il limite massimo giornaliero di zucchero a due cucchiai, quello raccomandato (per avere meno problemi di salute) è un solo cucchiaio. Cucchiaio, non cucchiaino. Questi hanno fatto ricerche, hanno dati, fondi, insomma, se lo dicono loro sarebbe l'ora di mettere in pratica qualcosa, no? Bisogna bere acqua, non bevande zuccherate (in pratica tutte le altre, dal succo alla coca cola, dal tè alla spremuta d'arancia). Cioè, le altre bevande vanno bene, basta non zuccherarle. Che i sapori si sentono molto meglio e, una volta che ci fai l'abitudine, anche il caffè amaro diventa un buon caffé.
Occhio che lo zucchero si nasconde in molti altri alimenti insospettabili, tipo alcuni derivati del pomodoro.
Dicono che lo zucchero sia diventato il successore del tabacco in fatto di dipendenze, la morale della favola è che sarebbe meglio limitarci a un singolo dolce al giorno. Occasioni speciali permettendo.
Che poi gli zuccheri stanno anche in tanta frutta e nel miele (e spero non siano inclusi nel limite imposto). Io mi sono dirottato sull'uva, per dire, che magari non provoca carie, ma il diabete sì (in grandi quantità). Quindi attenzione.

Il latte di vacca fa bene ai vitelli. E solo a loro.
Basta fare qualche ricerca scrivendo "il latte fa male" e ti fanno tanto di quel terrorismo psicologico da risultare molto convincenti. Chi si riempie di latticini evita di nutrirsi con cibo più sano. Il latte fresco caglia dentro nel nostro stomaco e manda in tilt l'intestino. Il latte contiene caseina e tanti latticini sono derivati dalla caseina (tranne la ricotta, uno dei pochi formaggi da salvare). La caseina, da quello che ho capito, richiede una mole di lavoro spropositata per venire digerita: gli altri nutrienti assunti insieme al latte semplicemente non vengono digeriti a causa di questo monopolio. Per assurdo il latte provoca l'osteoporosi, invece che combatterla (sempre a leggere).
Fino a poco tempo fa ero un sostenitore del latte per proteggere i denti, ma ora... Consigliano come sostituto il latte di mandorla e l'ho provato. Ho frullato i semi con l'acqua e li ho pressati. Latte sembra latte e fa pure la panna, anche se il sapore è un po' acido. Il sapore buono della mandorla resta tutto negli scarti. Quindi tanto vale mangiarsi un po' di mandorle intere se vogliamo assumere un po' di calcio. O altra frutta secca o cavoli o chissà quante altre cose.

E poi posso tirare in ballo le farine. Anche qui ne avevo parlato bene (di quella integrale), però non fanno bene. Se disponiamo di denti per macinare, non possiamo assumere cibo già macinato. Se un ortaggio è composto da fibre abbastanza grosse, la farina invece si insinua negli interstizi dei denti e provoca carie. Considerando inoltre che se ci cibiamo già di legumi o di patate (e tutto quello che contiene amido), il pane o la pasta diventano completamente superflui.
A 'sto punto viva i popcorn?

Ecco: in un colpo solo avrei depennato dalla dieta zucchero, latte e farina. Dire di no alla carne sarebbe uno scherzo a confronto. Per alcuni non serve a niente cercare alternative a quel cibo a quella bevanda. Meglio chiedersi invece Posso farne a meno? L'unica cosa che si riesce a fare è limare leggermente le dosi. Un passo per volta.

lunedì 9 marzo 2015

Potare il noce

Papà me lo dice sempre: gli alberi non vanno mai piantati vicino al confine. Perché, una volta cresciuti, fanno paura alla gente impressionabile o qualche raro alto automezzo o trasporto eccezionale si strofina un po' addosso per passare al di sotto. E quindi bisogna potarli. [non considerando che basterebbe una carrucola per piegare e correggere la posizione dei rami, ma si va sul complicato]
Il noce nel cortile di casa ne ha subite di cotte e di crude perché piazzato proprio sul vertice della proprietà. Tuttavia rimango convinto che sia stato piantato nel punto perfetto. A nord rispetto all'orto del vicino (inspiegabili le potature subite sul quel lato) e in un punto tale da ombreggiare le auto parcheggiate nel cortile lasciando il massimo dello spazio libero.
Il problema del noce è che non sopporta proprio le potature. Non riesce a cicatrizzare le ferite, che anzi col tempo diventano veri e propri crateri scavati nel tronco, che compromettono tutta la circolazione che sale su per la chioma rimanente. Per questo mi viene da pensare che piuttosto sarebbe meglio lasciare un moncone del ramo, invece che tagliarlo a raso, così va in malora solo quello.
Leggevo il parere di un esperto che suonava pressapoco così: Potare? Ma se ti amputano un braccio sano dopo stai meglio o stai peggio? Quindi la morale è che al noce si possono tagliare via solo le parti dei rami già secchi. Quello della foto aveva pure un getto buono esattamente in prossimità del punto di taglio. Ecco, in quell'occasione la potatura mi sembrava perfetta. Oggi ho controllato e il ramo non si è rinnovato per niente, rimane solo il moncone secco. Almeno il ramo principale non è stato scalfito.